San Tommaso d’Aquino
Tommaso d’Aquino nacque intorno al 1225 nel castello di Roccasecca, vicino a Aquino, da una nobile famiglia legata all’imperatore Federico II. Fin da bambino fu affidato ai benedettini di Montecassino, dove ricevette la prima formazione; più tardi si trasferì a Napoli per studiare arti liberali e filosofia, venendo a contatto con le opere di Aristotele che segneranno profondamente il suo pensiero. Contro il volere della famiglia, che avrebbe voluto per lui una brillante carriera ecclesiastica tradizionale, entrò nell’Ordine dei Predicatori, i domenicani, scegliendo una vita di studio, predicazione e povertà evangelica; dopo un periodo difficile in cui i parenti cercarono persino di trattenerlo con la forza, poté finalmente vestire l’abito domenicano e partire per la formazione superiore.
Si recò così a Colonia e poi a Parigi, dove fu allievo del grande maestro Alberto Magno e iniziò la sua intensa attività di insegnamento, guadagnandosi presto il titolo di magister in teologia presso l’Università di Parigi. In questi anni cominciò a commentare la Sacra Scrittura e le Sentenze di Pietro Lombardo, maturando quel metodo rigoroso che lo renderà uno dei massimi rappresentanti della scolastica medievale. La sua fama si diffuse rapidamente, ma il suo carattere pacato e raccolto gli valse il soprannome di “bue muto”, cui Alberto Magno rispose con la profezia che un giorno la sua voce si sarebbe udita in tutto il mondo cristiano.
Richiamato più volte in Italia, Tommaso fu impegnato come docente e teologo in diverse città, tra cui Roma, Orvieto e Napoli, al servizio sia dell’Ordine domenicano sia della Curia pontificia. A Roma, nello studium domenicano presso Santa Sabina, iniziò la redazione della sua opera principale, la Summa Theologiae, grande sintesi della dottrina cristiana, pensata per la formazione dei futuri teologi e rimasta incompiuta alla sua morte. Accanto a essa vanno ricordate la Summa contra Gentiles, trattato apologetico rivolto soprattutto al dialogo con ebrei e musulmani, e numerosi commenti biblici e filosofici che mostrano il suo sforzo di accordare armonicamente fede e ragione, rifiutando tanto il razionalismo quanto la sfiducia nella capacità dell’intelletto umano.
Negli ultimi anni Tommaso tornò ancora a Parigi per affrontare delicate controversie dottrinali, in particolare le polemiche sugli ordini mendicanti e sull’interpretazione di Aristotele; dovette così difendere sia la presenza dei suoi confratelli nelle università, sia la legittimità di un uso cristiano del pensiero aristotelico contro gli eccessi degli averroisti e le diffidenze dei teologi più tradizionalisti. Nel 1272 si stabilì nuovamente a Napoli, dove organizzò uno studium generale domenicano e proseguì l’insegnamento e la redazione della Summa; due anni dopo, mentre si recava al Concilio di Lione convocato da papa Gregorio X, si ammalò durante il viaggio e fu accolto nel monastero cistercense di Fossanova, presso Terracina, dove morì il 7 marzo 1274, assistito dai monaci e dai confratelli.
La Chiesa riconobbe molto presto l’eccezionale importanza della sua figura: fu canonizzato da papa Giovanni XXII nel 1323 e proclamato dottore della Chiesa nel 1567, con il titolo di Doctor Angelicus che ne sottolinea la purezza di vita e la profondità contemplativa. Nel 1369 le sue reliquie furono solennemente traslate da Fossanova alla chiesa dei Giacobini di Tolosa, evento che spiega la scelta del 28 gennaio come data della sua memoria liturgica nel calendario romano. Ancora oggi Tommaso d’Aquino è considerato uno dei più grandi teologi e filosofi della tradizione cattolica, punto di riferimento per l’insegnamento ecclesiale sul rapporto tra fede e ragione e patrono delle scuole e degli studi teologici, ricordato ogni anno il 28 gennaio con il colore liturgico bianco come presbitero e dottore della Chiesa.
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