Santa Martina
Martina di Roma è una martire cristiana del III secolo, venerata come santa dalla Chiesa cattolica e commemorata il 30 gennaio.
Nata a Roma in una famiglia nobile, Martina apparteneva al patriziato cittadino e, secondo la tradizione, rimase orfana in giovane età, scegliendo di consacrare la sua vita a Cristo e di esercitare la carità verso i poveri, distribuendo ai bisognosi le ricchezze ereditate. Alcune fonti la presentano come diaconessa, impegnata nella comunità cristiana romana in un tempo in cui la fede era ancora minoritaria e spesso sospetta agli occhi delle autorità imperiali. Il contesto è quello dell’impero di Alessandro Severo, datato tra il 222 e il 235, periodo nel quale, secondo la passio agiografica, si colloca il suo martirio, tradizionalmente intorno all’anno 228.
La narrazione leggendaria racconta che Martina fu arrestata perché professava apertamente la fede cristiana e condotta davanti al tribunale dell’imperatore, che cercò invano di convincerla a sacrificare agli dèi pagani. Tradotta nei templi di Apollo, Diana e Giove, la giovane rifiutò di offrire l’incenso richiesto e, mentre veniva costretta a compiere il gesto idolatrico, le statue degli dèi andarono in frantumi e i templi crollarono, eventi attribuiti ora a un terremoto, ora a un fulmine mandato da Dio in risposta alla sua preghiera. Questo prodigio alimentò l’ira dei persecutori, che la sottoposero a supplizi sempre più crudeli, ma Martina, secondo il racconto, ne usciva più volte illesa, sostenuta dalla grazia divina e dalla propria incrollabile fiducia in Cristo.
Le torture descritte dalle fonti agiografiche sono particolarmente dure: si parla di flagellazioni, di lacerazioni della carne con uncini di ferro, di esposizione alle fiere e di altri tormenti da cui la santa sarebbe stata miracolosamente protetta. Alla fine, di fronte alla sua ostinata fermezza, fu condannata alla decapitazione, che pose il sigillo definitivo alla sua testimonianza di fede; la tradizione colloca l’esecuzione lungo la via Ostiense, al decimo miglio, luogo dove sarebbe sorta una prima chiesa in suo onore. Il racconto aggiunge che, assistendo alla serenità e al coraggio di Martina, diversi pagani presenti si convertirono al cristianesimo, riconoscendo nella sua forza interiore il segno di un Dio diverso da quelli del pantheon romano.
La memoria di questa giovane martire non si spense nei secoli: già nel VI–VII secolo esisteva nel Foro Romano una chiesa a lei dedicata, eretta da papa Onorio I sul luogo ritenuto della sua sepoltura, segno di un culto vivo e radicato nella città. Con il passare del tempo, tuttavia, la figura di Martina cadde in parte nell’ombra, finché nel 1634 alcuni scavi sotto l’antica chiesa del Foro riportarono alla luce una tomba attribuita alla santa e ad altri martiri, evento che ridestò la devozione popolare. Fu papa Urbano VIII a rilanciare ufficialmente il culto: fissò la festa liturgica al 30 gennaio, volle che Martina fosse annoverata tra le patrone di Roma e avviò un importante restauro della chiesa, che divenne un centro privilegiato della sua venerazione.
Da allora Santa Martina è rappresentata nell’iconografia con alcuni simboli che riassumono il suo profilo spirituale: il giglio, che richiama la sua verginità, la palma del martirio, che indica la vittoria nella prova, e gli strumenti della tortura, in particolare le tenaglie e la spada, memoria della crudeltà subita e della decapitazione finale. Pur in assenza di notizie storiche dettagliate, il suo culto antico, la presenza di una chiesa a lei intitolata fin dall’alto medioevo e la successiva conferma da parte della Chiesa la presentano come una figura che unisce storia e leggenda, offrendo ai credenti l’immagine di una giovane donna romana capace di rimanere fedele al Vangelo fino all’estremo sacrificio.
Commenti
Posta un commento