San Giuseppe da Leonessa

 

San Giuseppe da Leonessa, al secolo Eufranio Desideri, rappresenta una delle figure più carismatiche dell'ordine dei Frati Minori Cappuccini a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Nato nel 1556 a Leonessa, manifestò fin dalla giovinezza una profonda inclinazione verso la vita ascetica, rifiutando un matrimonio vantaggioso per abbracciare la regola francescana, attratto dalla radicalità della povertà e dalla penitenza.


La sua biografia è segnata da un ardente desiderio missionario che lo portò nel 1587 a Costantinopoli, con l'obiettivo di confortare i cristiani ridotti in schiavitù nelle galere e di annunciare il Vangelo in terra ottomana. Fu proprio in questo contesto che si verificò l'episodio più celebre della sua vita, richiamato dall'iconografia che lo ritrae con i segni del martirio. Arrestato per aver tentato di penetrare nel palazzo imperiale per predicare davanti al Sultano, fu condannato al supplizio del gancio: rimase appeso per tre giorni a una trave, sospeso per una mano e un piede sopra un fuoco fumante. Secondo la tradizione agiografica, fu miracolosamente liberato da un angelo che lo riportò incolume in Italia.


Rientrato in patria, dedicò il resto della sua esistenza all'evangelizzazione delle zone rurali dell'Appennino centrale, tra l'Abruzzo e l'Umbria. La sua attività si distinse per una instancabile lotta contro l'usura e per la pacificazione sociale tra le fazioni locali, promuovendo la nascita di "Monti di Pietà" per aiutare i più indigenti. Caratterizzato da una dedizione assoluta ai poveri e ai malati, trascorreva intere notti in preghiera e giorni lunghissimi nel ministero della confessione, vivendo in prima persona una povertà estrema. Consumato dalle fatiche e da un tumore, si spense ad Amatrice il 4 febbraio 1612, lasciando un'eredità di fervore spirituale che portò alla sua canonizzazione nel 1746 per opera di papa Benedetto XIV.

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