NOVENA a San Valentino (dal 05 al 13 febbraio)
Il Divin Redentore nel dare la missione agli Apostoli li qualificò Agnelli in mezzo ai lupi: con che dimostrò, che il modo di combattere e vincere il mondo era il patire per Lui. S. Valentino ne diede in se medesimo la più splendida prova là nel tenebroso carcere, in cui fu gettato dal Prefetto Placido; ne diede prova sotto il nembo de’ crudeli flagelli, che dilaniarono ed insanguinarono il suo corpo; ne diede prova nella lunga serie degli insulti, co’ quali una feroce empietà si sforzò di stancare la sua pazienza. Ei gioiva tra i supplizi, sapendo di far vivo ritratto dal suo Divin Maestro; ed a misura che abbondavano in lui i patimenti di Cristo, sovrabbondavano quelle consolazioni che, ignote ai superbi della terra, si sperimentano soltanto dai discepoli della Croce. Non ci illudiamo, o Cristiani: alla gloria del Salvatore non si giunge che pel calice della passione. Accettiamo noi questo calice? Ma i lamenti nelle calamità, gli sdegni nelle persecuzioni, i rancori nelle contraddizioni, le impazienze nelle infermità, l’aborrimento da ogni tribolazione ci convincono che noi vogliamo esser con Cristo sul Taborre, ma non sul Calvario. Rammentiamo però che chi non porta la Croce con Cristo non è degni di Cristo.
Tre Pater, Ave, Gloria
Preghiera
La più bella gloria vostra, o Martire generoso, nacque dai vostri patimenti, donde la fede, la speranza, la carità, la pazienza, la fortezza ed ogni più sublime virtù rifulsero di superno splendore. Sostenete dunque la nostra infermità negli sperimenti, in cui piacerà al Signore di mettere la nostra fedeltà. Possa una volta la nostra mente comprendere, che la tribolazione è il crogiuolo ove si purificano i giusti e vi si consumano gli empi. La pazienza pur tra le lagrime dell’esilio, ci sia pegno della corona di giustizia preparata da Dio a coloro che soffrono per amor suo.
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