NOVENA a San Valentino (dal 05 al 13 febbraio)
QUARTO GIORNO
L’episcopato, al dire di S. Agostino, non è un nome d’onore, ma di travaglio; ed era perciò per il nostro inclito Pastore S. Valentino, una palestra bene acconcia a segnalare la sua Fede operante per la Carità, l’idolatria predominante, il fanatismo per tutti gli errori, il feroce amore di tutti i vizi formarono il teatro, dove Egli mostrò ad evidenza che la Carità di Cristo tutto imprende, tutto sostiene, tutto vince.
Sfidò i falsi sapienti, combatté gl’increduli, tollerò gl’ignoranti, affrontò la superbia, le ambizioni, le malignità, gli sdegni dei figli delle tenebre: Ei fu maggiore di tutto: ed a misura che crebbero i contrasti e i perigli, crebbe il suo spirito, crebbero le conquiste al Vangelo. Ben poté dirsi di Lui coll’Apostolo, che la Carità di Cristo lo muoveva, l’incalzava, lo stringeva, e che il suo vivere era Cristo, e Cristo viveva in Lui.
La via del Cielo, o Cristiani, è angusta e spinosa, ed è mestieri di grandi sforzi a superarla. Or che speriamo noi così tiepidi ed inerti? Una Carità che si spaventa ad ogni ostacolo, che si arrende ad ogni umano rispetto, che si cruccia perfino ad uno scherno, non è Carità, ma prudenza della carne nemica di Dio. Miseri noi, se non usciamo da tanto languore!
Tre Pater, Ave, Gloria
Preghiera
Una scintilla, sì, una scintilla almeno di quel vostro divin fuoco nel nostro petto, o Santo Protettore. Deh! Che non ci abbia a colpire la minaccia fatta dal Profeta ai tiepidi, che saran rigettati come putridume da Dio! Fateci intendere che il Regno de’ Cieli è di prezzo infinitamente maggiore d’ogni umano travaglio; che chi mette mano all’aratro, e volge indietro lo sguardo, non è degno di quella felicità; e che è inevitabile la lotta a chi aspira alla palma.
Grande è la nostra infermità; ma l’amore di Dio può renderla potente a tutto. Fate che amiamo davvero, e sarà nostro il Cielo.
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