VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura


Non lodare nessuno prima che che abbia parlato.

Sir 27,5-8 (NV) [gr. 27,4-7]


Dal libro del Siracide

Sir 27,5-8, (NV) [gr. 27,4-7]


Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti;

così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti.

I vasi del ceramista li mette a prova la fornace,

così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo.

Il frutto dimostra come è coltivato l'albero,

così la parola rivela i pensieri del cuore.

Non lodare nessuno prima che abbia parlato,

poiché questa è la prova degli uomini.


Parola di Dio.


COMMENTO PRIMA LETTURA 


Non lodare un uomo prima che abbia parlato. Ecco una serie di riflessioni del Siracide, sapiente biblico la cui opera è giunta a noi in versione greca eseguita nel 132 a.C. da un suo nipote. L’oscurità della coscienza si dirada attraverso la riflessione, proprio come il setaccio svela pula e grano: <<Quando un uomo riflette gli appaiono i suoi difetti>> (v. 4).

Il vero valore di una persona si scopre solo attraverso un’analisi del suo linguaggio, cioè delle sue espressioni sociali:  <<Non lodare un uomo prima che abbia parlato>> (v. 7). La parola, infatti, rivela il sentimento dell’uomo. 


Salmo Responsoriale

Dal Sal 91 (92)


R. E' bello rendere grazie al Signore.


E' bello rendere grazie al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte. R.


Il giusto fiorirà come palma,

crescerà come cedro del Libano;

piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio. R.


Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno verdi e rigogliosi,

per annunciare quanto è retto il Signore,

mia roccia: in lui non c'è malvagità. R.


Seconda Lettura


Ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.

1Cor 15, 54-58


Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

1Cor 15,54-58


Fratelli, quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d'incorruttibilità e questo corpo mortale d'immortalità, si compirà la parola della Scrittura:

«La morte è stata inghiottita nella vittoria.

Dov'è, o morte, la tua vittoria?

Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?»

Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!

Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.


Parola di Dio.


COMMENTO SECONDA LETTURA 


Ci ha dato vittoria per mezzo di Gesù Cristo. Il tema della morte e della vita domina questo brano ritagliato dal grandioso affresco finale della prima lettera ai Corinzi dedicato alla risurrezione di Cristo e dei cristiani. Il fedele è strappato al dominio rapace della morte e inserito nell’area di Dio alla quale si era già associato attraverso la sua vita di giustizia. Paolo si abbandona a un grido di vittoria <<satirico>> contro la morte, giustapponendo due testi anticotestamentari: <<La morte è stata ingoiata per la vittoria>> (Is 25,8); << Dov’è o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?>> (Os 13,14). La morte ormai col Cristo è stata ridotta alla più assoluta impotenza. E Paolo precisa che la radice ultima della morte totale dell’uomo è il peccato. Ma Dio ci ha liberati attraverso il Figlio salvatore.


Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.


Risplendete come astri nel mondo,

tenendo salda la parola di vita. (Fil 2,15d.16a)


Alleluia.

 


Vangelo


La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 6,39-45


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d'altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».


Parola del Signore.


PAROLE DEL SANTO PADRE


Il frutto sono le azioni, ma anche le parole. Anche dalle parole si conosce la qualità dell’albero. Infatti, chi è buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi è cattivo trae fuori il male, praticando l’esercizio più deleterio fra noi, che è la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri. Questo distrugge; distrugge la famiglia, distrugge la scuola, distrugge il posto di lavoro, distrugge il quartiere. Dalla lingua incominciano le guerre. Pensiamo un po’, noi, a questo insegnamento di Gesù e facciamoci la domanda: io parlo male degli altri? Io cerco sempre di sporcare gli altri? Per me è più facile vedere i difetti altrui che i miei? E cerchiamo di correggerci almeno un po’: ci farà bene a tutti. (Angelus, 3 marzo 2019)

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