Sant’Angelo d’Acri


 Sant’Angelo d’Acri, nato come Lucantonio Falcone il 19 ottobre 1669 ad Acri (Cosenza), è stato uno dei più celebri cappuccini predicatori dell’Italia meridionale tra XVII e XVIII secolo. La sua famiglia era molto religiosa e non ostacolò la sua vocazione, ma il giovane Lucantonio visse diverse crisi spirituali che lo portarono a rinunciare due volte all’abito religioso prima di abbracciare definitivamente la vita da frate cappuccino con il nome di fra Angelo.


Si distinse per uno stile di predicazione semplice, diretto e vicino al popolo, che portò il messaggio cristiano in molte città della Calabria e del Regno di Napoli: Acri, Salerno, Napoli, Montecassino, Cosenza, Catanzaro, Taranto, Reggio Calabria e Messina. Ordinato diacono nel 1694 a Cosenza, divenne sacerdote il 10 aprile 1700 nella cattedrale di Cassano all’Ionio. La sua missione principale fu la predicazione, svolta con profondità teologica ma anche con umorismo e concretezza, paragonato talvolta a San Pio da Pietrelcina per la lotta contro il maligno e la sofferenza fisica dovuta alle tentazioni.


Sant’Angelo d’Acri si schierò sempre dalla parte dei poveri e dei deboli, denunciando le ingiustizie sociali e la corruzione del suo tempo. Fu chiamato “l’apostolo delle Calabrie” per il suo impegno pastorale e sociale e, sebbene riluttante, fu spesso chiamato a incarichi di responsabilità all’interno dell’Ordine come maestro dei novizi, guardiano, ministro provinciale e visitatore generale.


Fu noto per i suoi doni carismatici tra cui miracoli, estasi, profezie, bilocazione, guarigioni e penetrazione dei cuori. Di lui restano pochi scritti: meditazioni sulla Passione di Cristo, preghiere, canzoncine religiose e alcune lettere. Nel 1737 donò alla sua città una statua lignea della Madonna col Bambino.


Morì ad Acri il 30 ottobre 1739 a settant’anni. Fu beatificato da papa Leone XII il 18 dicembre 1825 e canonizzato da papa Francesco il 15 ottobre 2017. La Chiesa cattolica celebra la sua memoria il 30 ottobre.


Sant’Angelo d’Acri è oggi venerato come patrono della sua città natale e come esempio di carità, umiltà e dedizione agli ultimi.

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