San Francesco Antonio Fasani
San Francesco Antonio Fasani fu un frate francescano conventuale, sacerdote e predicatore italiano, vissuto tra XVII e XVIII secolo, noto per la carità verso i poveri e la forte devozione all’Immacolata. È ricordato dalla Chiesa il 29 novembre, giorno della sua morte.
Nacque a Lucera (Foggia) il 6 agosto 1681, in una famiglia molto umile, e al Battesimo ricevette il nome di Donato Antonio Giovanni Nicolò Fasani, chiamato in casa “Giovanniello”. Da adolescente entrò tra i Frati Minori Conventuali, iniziando il noviziato a Monte Sant’Angelo nel 1695 e prendendo il nome di Francesco Antonio in onore di san Francesco e sant’Antonio. Emise la professione religiosa nel 1696 e completò poi gli studi umanistici, filosofici e teologici nei seminari
dell’Ordine.
Fu ordinato sacerdote il 19 settembre 1705 ad Assisi e nel 1709 conseguì la laurea in teologia, per cui a Lucera fu chiamato da tutti “Padre Maestro”. Appartenne sempre all’Ordine dei Frati Minori Conventuali, ramo francescano che riunisce i frati detti conventuali, dediti alla predicazione, allo studio e alla vita comunitaria.
Dal 1707 fino alla morte visse quasi ininterrottamente a Lucera, dove svolse un intenso ministero pastorale come predicatore, confessore e guida spirituale, diventando punto di riferimento per la Daunia e il Molise. Predicò missioni popolari, quaresimali ed esercizi spirituali in molte città, tanto da essere ricordato come “apostolo della Daunia”.
Fu lettore di filosofia, formatore di novizi e professi, e ricoprì incarichi di superiore locale e provinciale nel suo Ordine, promuovendo formazione dottrinale e vita religiosa. Aveva una particolare attenzione verso poveri, malati e carcerati: distribuiva quotidianamente aiuti, visitava i detenuti e accompagnava i condannati fino al luogo del supplizio.
La sua spiritualità era centrata sulla penitenza, sull’Eucaristia e su una forte devozione alla Vergine Immacolata, alla quale dedicò predicazioni, novene e iniziative popolari di pietà. A Lucera promosse in modo speciale il culto dell’Immacolata e fece collocare nella chiesa di San Francesco una statua mariana che divenne oggetto di grande venerazione.
Era conosciuto per uno stile di vita povero e austero, pronto anche a privarsi degli abiti per soccorrere chi era nel bisogno, unendo studio raffinato e semplicità francescana. Questo intreccio di cultura, predicazione e carità lo rese una figura molto amata dal popolo, che lo stimava già in vita come santo.
Morì a Lucera il 29 novembre 1742, primo giorno della novena dell’Immacolata, nel convento in cui aveva vissuto gran parte della sua vita. La notizia della sua morte suscitò grande commozione, tanto che la gente lo salutò come “il santo Padre Maestro”, e il suo corpo fu sepolto nella chiesa di San Francesco, dove è tuttora venerato.
Fu beatificato da papa Pio XII il 15 aprile 1951 e canonizzato da papa Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986, con memoria liturgica fissata al 29 novembre. Oggi è patrono di Lucera e considerato un modello di sacerdote francescano dedito alla Parola di Dio, alla confessione e alla carità verso gli ultimi.

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