Beata Beatrice II d’Este

 

La Beata Beatrice II d’Este nacque intorno al 1226 nel castello di Calaone, sui colli Euganei, figlia secondogenita del marchese Azzo VII d’Este e di Giovanna di Puglia, in una famiglia dove il potere politico si intrecciava con le ambizioni dinastiche. Cresciuta tra gli splendori della corte ferrarese, educata dalla zia Beatrice I – già monaca benedettina – e dalla nonna Leonora, manifestò fin da giovanissima un’attrazione irresistibile per la vita claustrale, insensibile alle lodi dei poeti e ai pretendenti che la sua bellezza attirava. A soli sette anni perse la madre, evento che accentuò il suo desiderio di solitudine e preghiera, mentre il padre progettava per lei un matrimonio strategico.


Nel 1249 Azzo VII la diede in sposa a Galeazzo, podestà di Vicenza e figlio di Manfredi, per stringere alleanze contro Federico II. Poco dopo le nozze, Galeazzo morì in battaglia, lasciando Beatrice prematuramente vedova e libera di seguire la sua vocazione. Invece di rientrare nella vita mondana, si ritirò nel 1254 in solitudine sull’isola di San Lazzaro, vicino a Ferrara, per un periodo di intensa meditazione, accompagnata solo dalla fedele damigella Meltruda, che condivise la sua scelta.


Vinta la resistenza paterna, il 26 o 27 giugno 1254 Beatrice e Meltruda emisero i voti solenni nella chiesa di Santo Stefano della Rotta a Focomorto, ricevendo l’abito benedettino alla presenza del vescovo Giovanni Quirini; papa Innocenzo IV confermò la Regola di san Benedetto, approvata definitivamente da Alessandro IV nel 1256. La comunità crebbe rapidamente, attirando altre monache devote, e Beatrice, pur con il diritto di nascita a guidarla come badessa, scelse l’umiltà di una semplice suora, imponendosi mortificazioni volontarie per imitare la Passione di Cristo.


Cercando spazi più adatti, nel 1257 la comunità si trasferì nel vetusto monastero di Sant’Antonio in Polesine, appena fuori Ferrara, che Beatrice restaurò e dotò generosamente con i beni di famiglia, rendendolo centro di preghiera austera e ospitalità per i poveri. Lì visse otto anni di rigore monastico medievale: veglie notturne, lavoro manuale, cura degli infermi e carità discreta, sempre ultima in refettorio e dormitorio per spirito di servizio.


Beatrice morì santamente il 18 gennaio 1262, sepolta in un angolo del chiostro di Polesine, dove la sua lapide divenne presto meta di pellegrinaggi per miracoli e prodigi, come le “lacrime” che stillano dal marmo. Il vescovo Alberto Pandoni la proclamò beata intorno al 1270, e papa Clemente XIV confermò il culto nel 1774, fissandone la memoria al 18 gennaio, giorno in cui ancora oggi le monache benedettine celebrano la sua eredità di umiltà e fedeltà evangelica.

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