Conversione di San Paolo
In una strada polverosa verso Damasco, intorno al 33-36 d.C., Saulo di Tarso, nato circa 5-10 anni prima in una famiglia ebrea farisaica della città di Tarso in Cilicia, cavalcava fiero con un mandato: perseguitare i cristiani. Cittadino romano, educato a Gerusalemme sotto il rabbi Gamaliele e artigiano tessitore di tende, questo zelante osservante della Legge mosaica aveva già approvato la lapidazione di Stefano, il primo martire, e ora marciava con lettere di arresto per stroncare la nascente Chiesa.
Improvvisamente, un bagliore divino squarciò il cielo, più abbagliante del sole, scaraventandolo a terra insieme al suo cavallo. Una voce risuonò: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». «Chi sei, Signore?», balbettò lui. «Io sono Gesù, quello che tu persegui». Cieco per tre giorni, senza cibo né acqua, Saulo fu guidato a Damasco, dove Anania, un discepolo, gli impose le mani: la vista tornò, fu battezzato e, rigenerato, proclamò subito Gesù come Figlio di Dio. Da quel momento, Saulo divenne Paolo, l’Apostolo dei Gentili.
Questa folgorante conversione – celebrata oggi, 25 gennaio, nella festa liturgica – non fu solo un cambio di fede, ma una vocazione irresistibile dalla grazia divina: dalle tenebre del peccato alla luce di Cristo, dal ruolo di persecutore a ministro per portare il Vangelo ai pagani, liberandoli dal potere di Satana verso la fede che giustifica oltre le opere della Legge.
Partito da Antiochia, Paolo affrontò tre grandi viaggi missionari negli anni 40-50 d.C.: predicò a Cipro, in Asia Minore (Efeso, Galazia), Grecia (Filippi, Tessalonica, Corinto, Atene), fondando comunità tra i non ebrei senza imporre la circoncisione. Scrisse 13 Epistole – da Romani a Filemone – per istruire, correggere e consolare quelle Chiese, enfatizzando la redenzione universale per grazia e fede. Naufragi, prigioni, flagellazioni e complotti ebraici lo segnarono, ma nulla lo fermò.
Arrestato a Gerusalemme per un tumulto, appellò a Cesare come romano e fu mandato a Roma. Là, in catene sotto Nerone, continuò a predicare fino al martirio per decapitazione tra il 64-67 d.C. La sua teologia trasformò il Cristianesimo, rendendolo universale: Paolo, da nemico di Cristo a suo più fervente araldo, insegna che la misericordia divina raggiunge chiunque, ispirando conversioni continue nella Chiesa.
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