San Catello
San Catello, venerato il 19 gennaio, fu vescovo di Stabia tra VI e VII secolo e oggi è patrono di Castellammare di Stabia e copatrono dell’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare.
Della sua vita le notizie sono scarse e provengono da una antica fonte agiografica sorrentino-stabiese del IX secolo, che lo presenta come pastore zelante della comunità cristiana stabiese ai tempi delle devastazioni longobarde in Campania. Guidava la diocesi di Stabia quando le incursioni dei Longobardi distruggevano chiese e monasteri e, in questo contesto, esercitò un ministero episcopale attento sia alla difesa della fede sia alla ricostruzione del tessuto ecclesiale e civile.
Durante quelle turbolenze accolse sant’Antonino, monaco fuggito dall’abbazia di Montecassino, e con lui si ritirò sul monte Aureo, l’attuale monte Faito, dove condusse per un periodo vita eremitica costruendo un oratorio dedicato a san Michele Arcangelo. Questo ritiro non significò abbandono del popolo, ma ricerca di un luogo sicuro e di un centro spirituale da cui irradiare preghiera e protezione sulla città e sul territorio circostante.
Proprio questa scelta, però, fu alla base delle calunnie che lo colpirono: alcuni avversari lo accusarono di aver trascurato i fedeli e lo denunciarono a papa Pelagio II, che lo fece condurre a Roma e imprigionare. In carcere, Catello sopportò l’ingiustizia con spirito di fede e, secondo la tradizione, profetizzò l’elezione a pontefice del diacono che lo custodiva, profezia che si avverò con l’ascesa al soglio di Gregorio Magno, il quale, divenuto papa, lo liberò e lo riabilitò.
Riconosciuta l’innocenza del vescovo, il nuovo papa non solo gli permise di tornare alla sua Chiesa, ma lo aiutò con offerte e materiali per ricostruire e consolidare l’oratorio di san Michele, che da semplice struttura in legno fu dotato anche di una copertura in piombo. Tornato a Stabia, Catello riprese il suo ministero episcopale e la memoria popolare lo descrive come guida saggia e giusta, tanto nella cura spirituale quanto nell’amministrazione della città, al punto che, dopo la morte avvenuta con ogni probabilità intorno all’anno 600, il popolo lo volle venerare come santo.
Nei secoli il culto di San Catello si è radicato profondamente: la sua memoria liturgica fu fissata al 19 gennaio e attestata anche in antichi martirologi francesi e benedettini, mentre la Sacra Congregazione dei Riti ne approvò ufficialmente il culto il 13 settembre 1729, riconoscendolo patrono di Castellammare di Stabia. Oggi la sua figura è legata in modo speciale alla concattedrale di Maria Santissima Assunta e San Catello, da cui ogni 19 gennaio e nella seconda domenica di maggio la statua del santo viene portata in processione per le vie della città, segno vivo del legame fra il vescovo santo e la comunità che in lui continua a vedere un protettore e intercessore.
Commenti
Posta un commento