Sposalizio di Maria e Giuseppe

 

Lo “Sposalizio di Maria e Giuseppe” è una memoria devozionale che ricorda il matrimonio tra la Vergine Maria e san Giuseppe, tradizionalmente collocata il 23 gennaio in alcuni calendari liturgici cattolici, anche se non è una festa universale della Chiesa.


Lo sposalizio di Maria e Giuseppe non è narrato direttamente nei vangeli canonici, ma è legato alla tradizione che vede Maria “promessa sposa” di Giuseppe al momento dell’Annunciazione, come attestano Matteo 1,18‑24 e Luca 1,26‑38.  Il matrimonio viene quindi compreso come il contesto storico e teologico entro cui avviene l’Incarnazione, in continuità con l’alleanza che Dio stringe con il suo popolo e con la discendenza davidica del Messia.


La celebrazione liturgica specifica dello Sposalizio della Vergine nasce nel XV secolo, quando Jean Gerson, cancelliere dell’Università di Parigi, chiede che il 23 gennaio sia celebrata una Messa in onore del matrimonio di Maria e Giuseppe.  Da lì la memoria si diffonde in vari ordini religiosi, in particolare tra francescani, serviti, domenicani, carmelitani e stimmatini, spesso con formulari propri o con messe votive.


Nonostante la sua diffusione in ambito devozionale, la memoria non è mai stata inserita nel calendario romano generale della Chiesa cattolica, perché ritenuta in parte sovrapposta alla festa della Sacra Famiglia.  Dal 1961 la Congregazione dei Riti ne ha limitato l’uso alle cosiddette “feste di devozione”, permettendone la celebrazione soprattutto in luoghi o famiglie religiose dove esiste una particolare tradizione legata allo Sposalizio.


Nel pensiero teologico, in particolare in san Tommaso d’Aquino, lo sposalizio di Maria e Giuseppe viene presentato come conveniente per diversi motivi, innanzitutto in riferimento a Gesù, che così nasce all’interno di un vero matrimonio e riceve legalmente la discendenza davidica attraverso Giuseppe.  In riferimento a Maria, il matrimonio la protegge dal sospetto di adulterio e dalla possibile lapidazione prevista dalla Legge, mentre per Giuseppe diventa via di partecipazione al mistero dell’Incarnazione, custodendo la Vergine e il Figlio come vero padre putativo.


La tradizione patristica e medievale ha visto nello sposalizio verginale di Maria una figura della Chiesa, che rimane vergine e tuttavia è sposata a Cristo, generando nuovi figli nel Battesimo e nella vita sacramentale.  In questo senso, la memoria del 23 gennaio diventa contemplazione della fecondità spirituale della verginità e del matrimonio, che in Maria si uniscono in modo singolare a beneficio di tutta la comunità dei credenti.

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