Sant'Alessandro di Alessandria
Sant'Alessandro di Alessandria fu una figura cardine della Chiesa del IV secolo, noto soprattutto per il suo ruolo determinante nella difesa dell'ortodossia contro l'eresia ariana. Eletto patriarca di Alessandria d'Egitto nel 313, si trovò a guidare una delle comunità cristiane più influenti dell'epoca in un momento di profonda crisi dottrinale.
Il suo episcopato fu segnato dallo scontro con Ario, un presbitero della sua stessa diocesi che negava la piena divinità di Cristo, sostenendo che il Figlio fosse una creatura subordinata al Padre. Alessandro inizialmente cercò di richiamare Ario con mitezza e persuasione, ma di fronte all'ostinazione di quest'ultimo e alla rapida diffusione delle sue tesi, agì con fermezza convocando un sinodo locale che portò alla scomunica del sacerdote ribelle.
La disputa crebbe al punto da richiedere l'intervento dell'imperatore Costantino, culminando nel primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325. Durante il concilio, Alessandro fu tra i principali sostenitori della consustanzialità del Padre e del Figlio, contribuendo alla stesura del Simbolo Niceno che definì dogmaticamente la natura divina di Gesù. Al suo fianco in questa battaglia teologica c'era il giovane diacono Atanasio, che ne sarebbe poi diventato il successore e il continuatore dell'opera.
Oltre alle sue doti di teologo, Alessandro fu ammirato per la sua profonda carità, la sua vita austera e lo zelo pastorale con cui guidò i fedeli. Si spense poco dopo il ritorno dal Concilio di Nicea, nel 326 o 328, lasciando un'eredità di fermezza dottrinale e integrità morale che lo ha reso uno dei Padri della Chiesa più venerati. La sua festa liturgica il 26 febbraio.
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