San Crispino da Viterbo
Nato a Viterbo il 13 novembre 1668 con il nome di Pietro Fioretti, il futuro santo crebbe in una famiglia di umili artigiani. Rimasto orfano di padre in tenera età, fu cresciuto dalla madre Marzia e dallo zio paterno Francesco, che lo accolse come apprendista nella sua bottega di calzolaio. Fin da fanciullo manifestò una profonda devozione mariana, ereditata dalla madre che fin da piccolo lo aveva affidato alla Vergine Maria presso il santuario della Madonna della Quercia.
La svolta decisiva per la sua vita avvenne all'età di venticinque anni quando, colpito dalla profonda devozione di una processione di novizi cappuccini, decise di abbracciare la vita religiosa. Il 22 luglio 1693 entrò nel convento della Palanzana, assumendo il nome di fra Crispino e scegliendo consapevolmente di rimanere un fratello laico, non sacerdote, per ricalcare le orme dell'umiltà di san Francesco d'Assisi e di san Felice da Cantalice.
Nel corso della sua vita comunitaria fra Crispino fu trasferito in diversi conventi del Lazio, tra cui Tolfa, Albano, Monterotondo e Roma, ma legò indissolubilmente il suo nome alla città di Orvieto, dove risiedette per quasi quarant'anni. Svolgendo compiti umili come ortolano, cuoco e soprattutto questuante, si fece amare da tutta la popolazione per la sua straordinaria letizia, la sua generosa carità e i suoi celebri aforismi spirituali. Nonostante cercasse costantemente di nascondersi dietro una finta ruvidezza, definendosi spesso un asino da soma, la sua fama di taumaturgo e consigliere spirituale crebbe a tal punto da attirare persino nobili e alti prelati, desiderosi di ricevere la sua benedizione o una parola di conforto.
Consumato dalle fatiche e dalla malattia, passò gli ultimi anni della sua esistenza nell'infermeria del convento di via Veneto a Roma. Consapevole dell'approssimarsi della fine, predisse con precisione il momento del suo transito, chiedendo di non morire il 18 maggio per non turbare la festa liturgica del confratello san Felice. Si spense serenamente il giorno successivo, il 19 maggio 1750, all'età di ottantun anni.
La devozione popolare nei suoi confronti rimase vivissima anche dopo la morte, tanto che papa Pio VII lo proclamò beato il 7 settembre 1806. Più di un secolo e mezzo dopo, il 20 giugno 1982, papa Giovanni Paolo II lo elevò agli altari come primo santo canonizzato del suo pontificato, fissando la sua memoria liturgica proprio nel giorno della sua nascita al cielo, il 19 maggio.
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