San Ubaldo di Gubbio
Nato a Gubbio verso la fine dell'undicesimo secolo da una nobile famiglia locale, Ubaldo Baldassini rimase orfano in tenera età e venne educato prima presso il priorato di San Secondo e successivamente nella cattedrale della sua città natale. Ordinato sacerdote, si distinse rapidamente per la sua profonda inclinazione alla vita ascetica, alla preghiera e alla riforma dei costumi del clero. Contribuì in modo determinante a introdurre la regola dei Canonici Regolari di San Giorgio in Alga nella comunità canonicale di Gubbio, promuovendo uno stile di vita basato sulla povertà evangelica e sulla comunione dei beni.
La sua fama di uomo giusto, pacificatore e di profonda spiritualità crebbe a tal punto che, alla morte del vescovo locale, il popolo e il clero lo vollero unanimemente come nuova guida della diocesi. Papa Onorio II lo consacrò vescovo di Gubbio nel 1129. Durante il suo ministero episcopale, Ubaldo si dimostrò un vero pastore, caratterizzato da una straordinaria mitezza e da uno spirito di carità instancabile. Rifiutò sempre il fasto e le ricchezze personali, preferendo vivere in estrema semplicità e dedicando ogni risorsa al sostentamento dei poveri e degli ammalati.
La sua figura rimase impressa nella storia cittadina soprattutto per il suo ruolo di strenuo difensore della comunità di fronte alle minacce esterne. L'episodio più celebre della sua vita pubblica riguarda il salvataggio di Gubbio dall'assedio delle truppe imperiali guidate da Federico Barbarossa. Grazie alla sua autorevolezza spirituale e alla sua forza persuasiva, il vescovo Ubaldo si recò personalmente al campo dell'imperatore, riuscendo a trattare la pace e a risparmiare alla città il saccheggio e la distruzione.
Fustigatore delle discordie civili, passò gli ultimi anni della sua esistenza segnato da una grave e dolorosa malattia epidermica, che affrontò con esemplare pazienza e totale abbandono alla volontà divina. Si spense il 16 maggio del 1160, circondato dal pianto e dalla venerazione del suo popolo. Il suo corpo, rimasto prodigiosamente incorrotto, venne successivamente traslato sul monte Ingino, all'interno del santuario a lui dedicato, che domina tuttora la città. San Ubaldo fu canonizzato da papa Celestino III nel 1192 e la sua memoria viene celebrata ogni anno il 16 maggio, vigilia della celebre Festa dei Ceri, una delle manifestazioni folcloristiche e spirituali più antiche e sentite d'Italia.
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