San Cirillo d’Alessandria
Nato intorno al 376, Cirillo ricevette un'eccellente formazione teologica e umanistica sotto la guida dello zio Teofilo, allora patriarca di Alessandria d'Egitto. Alla morte dello zio, nel 412, Cirillo fu eletto a succedergli sulla cattedra di una delle metropoli più culturalmente vive, ma anche più turbolente del mondo antico. Il suo lungo episcopato si svolse in un clima di forti tensioni religiose e sociali, durante il quale il santo esercitò la propria autorità con estrema fermezza, difendendo con energia l'identità cristiana della città di fronte alle forti pressioni politiche e alle frizioni con le comunità pagane ed ebraiche dell'epoca.
Il fulcro dell'azione e della riflessione di Cirillo fu la grande controversia cristologica contro Nestorio, il patriarca di Costantinopoli. Quest'ultimo sosteneva che in Cristo vi fossero due persone distinte, una divina e una umana, e di conseguenza rifiutava di chiamare Maria con il titolo di Madre di Dio, preferendo quello di Madre di Cristo. Cirillo intuì immediatamente che questa visione comprometteva il cuore stesso della salvezza: se l'uomo Gesù non fosse stato pienamente e indissolubilmente unito a Dio, l'umanità non sarebbe stata davvero redenta.
Grazie alla sua tenacia e alla profondità dei suoi scritti, Cirillo fu il vero protagonista del Concilio di Efeso nel 431. In questa storica assemblea venne solennemente proclamato che Cristo è vero Dio e vero uomo in un'unica persona, e che Maria è legittimamente venerata come Theotokos, ovvero Madre di Dio.
Cirillo si spense nel 444 dopo aver dedicato l'intera esistenza alla causa dell'ortodossia. Per la vastità e la profondità della sua produzione teologica ed esegetica, Papa Leone XIII lo ha proclamato Dottore della Chiesa nel 1882, riconoscendogli il titolo di Dottore dell'Incarnazione. La sua eredità letteraria e spirituale rimane ancora oggi un punto di riferimento insostituibile sia per la Chiesa cattolica sia per le Chiese ortodosse nel contemplare il mistero del Verbo fatto carne.
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