San Vito Martire

 

Nato a Mazara del Vallo da un ricco nobile pagano di nome Ila, Vito rimase orfano di madre in tenerissima età. Venne quindi affidato alle cure di Crescenzia e Modesto, che lo educarono segretamente al cristianesimo. Quando il padre scoprì la fede del figlio, tentò in ogni modo di farlo abiurare, prima con le lusinghe e i piaceri, poi con la reclusione e le torture. La tradizione narra che, quando il padre lo rinchiuse nella sua stanza, vide attraverso la fessura della porta il fanciullo circondato da sette angeli splendenti che danzavano con lui, un bagliore accecante che privò temporaneamente l'uomo della vista, poi guarita dalle preghiere del figlio.


Per sfuggire alle persecuzioni del padre e del governatore locale, Vito, Modesto e Crescenzia fuggirono via mare, guidati da un angelo, e approdarono in Lucania. La fama della santità del giovane Vito e i suoi straordinari poteri di guarigione giunsero fino alle orecchie dell'imperatore Diocleziano. Il sovrano lo fece condurre a Roma perché il figlio, tormentato da un terribile epilessia (all'epoca considerata una possessione demoniaca), potesse essere risanato.


Nonostante Vito avesse liberato il figlio dell'imperatore dal male, Diocleziano non mostrò alcuna gratitudine. Al contrario, davanti al rifiuto del giovane di sacrificare agli dèi pagani, ordinò che venisse torturato insieme ai suoi protettori.


La tradizione agiografica elenca una serie di supplizi miracolosamente superati:

 Venne immerso in un calderone di piombo fuso, pece e olio bollenti, dal quale uscì completamente illeso, continuando a cantare lodi a Dio.

 Fu gettato in pasto a un leone famelico nell'anfiteatro, ma la fiera, invece di sbranarlo, si ammansì improvvisamente, leccandogli i piedi.

 Venne infine appeso, insieme a Modesto e Crescenzia, al cavalletto da tortura. Durante quest'ultimo supplizio, la terra tremò, i templi pagani crollarono e gli stessi aguzzini fuggirono terrorizzati. Liberati dagli angeli, i tre martiri morirono stremati dalle sofferenze presso il fiume Sele, in Lucania, dove i loro corpi vennero piamente sepolti dalla nobile cristiana Fiorenza.


Nel Medioevo, il culto di San Vito conobbe una diffusione straordinaria, in particolare in Germania, dove le sue reliquie furono in parte traslate nell'abbazia di Corvey. Divenne uno dei Quattordici Santi Ausiliatori, un gruppo di santi considerati particolarmente efficaci nel guarire specifiche malattie.


Il nome del santo è storicamente legato alla corea di Sydenham, una malattia neurologica caratterizzata da movimenti involontari, convulsi e disordinati, popolarmente ribattezzata "ballo di San Vito". Questa associazione nacque nel XVI secolo in Germania, dove i malati si recavano in pellegrinaggio nelle cappelle dedicate al santo e ballavano davanti alla sua statua nella speranza di ottenere la guarigione.


Oltre a essere il protettore dei ballerini, degli attori e dei muti, San Vito è tradizionalmente invocato contro l'idrofobia e i morsi degli animali rabbiosi (simboleggiati dal cagnolino presente anche in image.png), contro i temporali e per risvegliare i dormiglioni, motivo per cui in molte località viene iconograficamente associato anche al gallo.

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