Santa Anatolia e Santa Vittoria

 

L'agiografia di Santa Anatolia e Santa Vittoria, celebrate il 10 luglio, racconta la storia di due giovani sorelle romane vissute nel III secolo, appartenenti a una nobile famiglia cristiana. Promesse in spose a due influenti patrizi pagani, Tito Aurelio ed Eugenio, le due fanciulle decisero di consacrare interamente la propria verginità a Cristo. Fu Anatolia a convincere la sorella Vittoria a rifiutare il matrimonio mondano, spingendola a vendere tutti i suoi beni per distribuirli ai poveri.


I pretendenti rifiutati, non riuscendo a piegare la loro determinazione né con le lusinghe né con le minacce, decisero di denunciarle come cristiane alle autorità imperiali. Sfruttando la loro influenza, ottennero il permesso di confinarle nei loro possedimenti in Sabina, sperando che l'isolamento e i disagi potessero farle desistere dal loro voto. Vittoria fu segregata nella zona di Trebula Mutuesca (l'odierna Monteleone Sabino), mentre Anatolia venne mandata a Thora.


Durante la prigionia, entrambe le sorelle continuarono a professare la propria fede con coraggio, compiendo miracoli e convertendo la popolazione locale e le stesse guardie carcerarie. La tradizione attribuisce loro la liberazione dei territori in cui si trovavano da terribili draghi che terrorizzavano gli abitanti.


Il rifiuto definitivo di sacrificare agli idoli decretò la loro condanna a morte. Santa Vittoria fu trapassata al cuore con la spada da un carnefice inviato da Eugenio, mentre Santa Anatolia subì il martirio per mano del soldato Audace, che la colpì a morte dopo che i tentativi di avvelenarla e di farla mordere da serpenti velenosi erano falliti. Il loro culto, profondamente radicato nell'Italia centrale e in particolare nel reatino e nelle Marche, ne perpetua la memoria come fulgidi esempi di purezza e fedeltà incrollabile a Cristo.

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