Sant'Alberto degli Abati
Sant'Alberto degli Abati, noto anche come Sant'Alberto da Trapani, nacque a Trapani intorno alla metà del XIII secolo dalla nobile famiglia degli Abati. La sua nascita fu considerata una grazia giunta dopo anni di matrimonio sterile dei genitori, Benedetto degli Abati e Giovanna Palizzi, i quali promisero di consacrare il figlio al Signore. Nonostante il tentativo paterno di avviarlo a un matrimonio di convenienza, la madre fece valere la promessa fatta e il giovane Alberto entrò nell'Ordine Carmelitano già in tenera età.
Completati gli studi ed ordinato presbitero, Alberto si distinse per la profonda dedizione alla preghiera, lo spirito di penitenza e il fervore nella predicazione mendicante. Inviato a Messina, operò numerose conversioni e divenne figura di riferimento spirituale e sociale per l'intera regione. La tradizione hagiografica gli attribuisce numerosi prodigi, tra cui il celebre miracolo del soccorso a Messina durante un duro assedio, quando la città fu salvata dalla carestia grazie all'arrivo provvidenziale di navi cariche di viveri impetrate dalle sue preghiere. Nominato Superiore Provinciale della Sicilia nel 1296, continuò a percorrere l'isola diffondendo il Vangelo e confortando i malati.
Alberto morì a Messina il 7 agosto del 1307. La devozione nei suoi confronti nacque immediatamente, supportata dalla narrazione di eventi prodigiosi anche al momento delle esequie. Fu il primo membro dell'Ordine dei Carmelitani a essere elevato agli altari, canonizzato ufficialmente da papa Sisto IV nel 1476. Venerato come patrono di Trapani e protettore dell'Ordine Carmelitano, la sua figura è storicamente rappresentata con l'abito carmelitano, il crocifisso, un libro o il giglio, simbolo di purezza.
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